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Sulla prosa radio

Danger: il primo radiodramma della storia

E’ in Inghilterra che il genere del Radiodramma (radio drama) prende la forma attuale di spettacolo originale scritto per la radio. Il primo vero radiodramma della storia viene infatti trasmesso dalla BBC il 15 gennaio del 1924. Si intitola “Danger” ed è scritto dal ventiquattrenne Richard Hughes…

La chimica della radio di Tiziano Bonini
La chimica della radio di Tiziano Bonini

Molti anni dopo la prima del 1924, l’autore ricorderà così quella sera:
“Il nostro pubblico era abituato a usare i propri occhi; noi lo stavamo introducendo a un mondo completamente cieco. Col tempo avrebbero accettato queste nuove convenzioni, ma come avrebbero reagito in questa prima occasione? Meglio render loro la vita facile, almeno la prima volta. Qualcosa che accade al buio, per esempio, in cui gli stessi personaggi si lamentano di non poter vedere niente, messi nella stessa condizione degli ascoltatori. Forse così avremmo potuto convincere il pubblico a spegnere le luci e ascoltare al buio” (Richard Hughes, 1956)

Il radiodramma apparteneva a un contenitore di drammi in onda dalle 19.30 fino alle 21.15, il prime time dell’epoca. Quello di Hughes era l’unico originale radiofonico, gli altri erano adattamenti teatrali. Burrows, allora direttore dei programmi della BBC, fu il primo ad accorgersi che con quell’opera si aprivano nuove possibilità linguistiche per quel nuovo medium:
“Penso che tutti quelli che hanno ascoltato questo primo tentativo di costruire una vera situazione drammatica soltanto attraverso gli effetti sonori dovranno ammettere che è stato davvero intrigante e ci pone di fronte a un ampio raggio di nuove possibilità espressive” (Burrows, 1924)

Anche Nigel Playfair, produttore del dramma, si accorse della novità e dell’importanza di quella prima opera:
“Per me rappresenta una delle migliori opere mai trasmesse. Con Danger abbiamo finalmente qualcosa pensato soltanto per l’etere; la scena era ambientata in una miniera di carbone, ed era pensata per essere ascoltata e basta. Se quest’opera fosse stata rappresentata a teatro avrebbe dovuto essere messa in scena nella più completa oscurità. Gli attori e l’azione sarebbero rimaste invisibili. Era quindi ideale per la radiofonia e probabilmente nemmeno troppo adatta al teatro. Penso che è una storia che abbia guadagnato dal fatto di essere trasmessa alla radio” (Playfair, “Popular Wireless”, 1929)

Lo studioso inglese di storia del radiodramma Alan Beck (2001) ci restituisce un resoconto molto dettagliato di come fu accolto il radiodramma dagli addetti ai lavori dell’epoca e dai media.
La recensione del Manchester Guardian relativa alla ritrasmissione dell’opera il 6 dicembre del 1930, ne parlò come di un “esempio di alto artigianato dell’etere sonoro” che “mostra i tratti essenziali del dramma via etere”. Ne apprezzò la caratterizzazione psicologica dei personaggi e il potere del climax. Soprattutto quando i tre protagonisti, una coppia di giovani e un vecchio, stanno per essere sopraffatti dall’acqua che ha invaso la miniera. Secondo Val Gielgud, Danger! dimostrò una “genuina comprensione della realtà e delle possibilità del nuovo medium” (1957, p. 20).

Un mezzo espressivo nuovo

Hughes era molto giovane e si trovò di fronte un mezzo espressivo completamente nuovo, che poneva domande e problemi mai affrontati. Una delle prime novità dell’opera fu l’abolizione della figura del Narratore, una cosa oggi scontata ma che all’epoca non era mai stata fatta.
In un’intervista del 1956 lo stesso Hughes ammetterà che durante le prove non aveva idea di come avrebbe potuto realizzare gli effetti sonori in diretta: “avevo disseminato il testo di effetti sonori che non ero capace di realizzare!” (1956).
Come rendere l’effetto delle voci in un tunnel? Playfair risolse il problema facendo infilare le teste degli attori in dei cilindri.
Poi c’era il problema del coro di minatori gallesi che si doveva udire in lontananza. A quell’epoca le strade di Londra erano piene di minatori gallesi che cantavano in cambio di qualche offerta. Ne vennero reclutati alcuni, ma una volta dentro lo studio questi non smettevano di cantare e rientravano troppo dentro l’unico microfono dell’unico studio in cui si facevano le prove e da dove sarebbe partita la diretta. Così Playfair li posizionò fuori dallo studio, nel corridoio: quando il testo lo avrebbe richiesto, Playfair avrebbe aperto la porta dello studio per far sentire i canti dei minatori. Chiudendo la porta avrebbe simulato un effetto di dissolvenza. Questi furono i due accorgimenti artigianali per risolvere le questioni di risonanza e di controllo del volume.
Durante le prove Playfair aveva anche invitato i giornalisti ad assistere a quei primi esperimenti dell’arte emergente. Il vero problema si presentò quando dovettero simulare il suono di un’esplosione. Playfair si inventò un’esplosione facendo scoppiare una borsa di carta accanto alla stanza dove erano posizionati i giornalisti. Un’altra recensione fu invece trasmessa via radio il 23 gennaio 1924 e definì Danger un “trionfo dell’arte radiofonica” […]

Le trasmissioni di Danger!

Danger fu riproposto per l’ultima volta dalla BBC nel 1981. Nello stesso anno della prima trasmissione di Danger, il 1924, vedono la luce altri due drammi nati per l’ascolto: il 19 ottobre viene trasmesso in Francia Maremoto di Pierre Cusy e Gabriel Germinet. Questo radiodramma provocherà negli ascoltatori una certa apprensione, antenata del ben noto “effetto Welles” del 1938 (Costa, 1999). Nello stesso mese, in Germania, viene prodotto Magia sulle onde di Hans Flesch.
È curioso notare come tutti e tre i primi radiodrammi della storia condividono l’ambientazione in un luogo con presenza d’acqua (la miniera allagata, il mare) e un’impostazione proto-thriller.

(articolo tratto da “La chimica della radio” di Tiziano Bonini, cui vanno i ringraziamenti di Radiodrammi.it per la gentile concessione)