Rai: la mamma super-tecnica

Molti sono i lavori di prosa e fiction di RadioRai e tanti i premi che l’azienda di Stato è riuscita ad accaparrarsi per l’ottima qualità e originalità delle opere proposte. Un patrimonio reso ancor più prezioso grazie a un attento e innovativo lavoro di realizzazione tecnica.
La prosa e la fiction alla radio significano inevitabilmente soffermarsi su 50 e più anni di storia di RadioRai, significa ripercorrere un passato glorioso per conoscere un presente e un futuro che, per professionalità impiegate e per sforzo produttivo, non ha eguali nel ricco patrimonio culturale del nostro Paese. Moltissimi sono i grandi nomi del teatro che hanno collaborato e collaborano tuttora con RadioRai. Qualche nome a caso: Luca Ronconi, Giorgio Pressburger, Mario Missiroli, Giorgio Bandini… e tutti i più celebri attori del panorama italiano e internazionale.
Un patrimonio reso ancor più prezioso grazie a un attento e innovativo lavoro di realizzazione tecnica. Nel Palazzo della Radio di Via Asiago in Roma abbiamo scoperto molti aspetti interessanti. E per questo articolo i ciceroni saranno l’ing. Enrico Guido, Piero Vendittelli e il tecnico Marco Tuzzolo…

Negli anni ’50

Compagnia_prosa_torino

La Compagnia prosa di Torino.

Piccolo passo indietro, nella storia della radio, anzi, di RadioRai: evidentemente negli anni ’50 il nastro era un illustre sconosciuto. Le riprese, allora, erano effettuate rigorosamente in diretta e anche le sonorizzazioni degli ambienti e delle stesse opere erano quanto mai artigianali (ricordate i famosi rumoristi?).
Le compagnie erano stabilmente al lavoro presso gli studi di Roma, ma una grande tradizione caratterizzava anche gli studi di Milano, Torino, Firenze e Napoli. L’avvento della banda magnetica non può che aver contribuito alla migliore resa delle opere: una vera rivoluzione poter montare con un accurato lavoro di cesello sillabe, parole, frasi, effetti e poi poter manipolare il tutto con estremo rigore e fantasia.

Oggi: il digitale

Ci spiega Enrico Guido, ingegnere responsabile tecnico: “Tre anni fa abbiamo riconvertito la nostra sala principale di Roma utilizzata a tale scopo, la sala C o “Sala Como”. Abbiamo affidato ad un professionista estero, l’inglese Andy Munro, la riprogettazione e realizzazione degli spazi, creando un ambiente davvero originale per estetica, funzionalità e acustica. Ovviamente le scelte tecniche adottate erano, e sono tuttora, il top del mercato audio. E la prima scelta è stata quella di riconvertire l’intera produzione interamente in digitale. La sala C è costata, fra infrastrutture e macchinari, circa 1 miliardo (di lire, ndr), e viene costantemente aggiornata e migliorata secondo gli standard operativi necessari. E’ stato il primo grande esempio di completa ristrutturazione tecnologica in digitale dell’intera RadioRai”.
Effettivamente, visitando l’ambiente regia e l’ampio studio ci si imbatte in un universo totalmente differente da quello di un qualsiasi studio radiofonico, anche di grande dimensioni, cui siamo abituati. L’isolamento acustico è pregevole e assolutamente funzionale, ci ha molto colpito lo studio di ripresa che è attrezzato con reali scorci di ambientazioni, così da accontentare il regista che desidera l’effetto della porta che sbatte o del chiavistello, o ancora dell’attore che deve salire o scendere le scale.
Nelle immediate vicinanze non manca un angolo cucina con un vero lavello dove poter ambientare eventuali scene. Anche se il rumorista, chiariamolo subito è praticamente scomparso. “Non se ne sentiva più l’esigenza – afferma Guido – . In effetti gli attori provvedono personalmente ad aprire la porta o girare il chiavistello. Abbiamo pensato a questo ambiente di ripresa sonora come un luogo dove potesse essere realizzato il teatro di prosa in tutte le sue sfaccettaure, come fosse un vero palcoscenico. E gli attori si integrano perfettamente in questa realtà”.

Dotazione tecnica

Il mitico banco mixer di regia Cantus Stage Tec.

Come abbiamo potuto inoltre constatare la dotazione tecnica non ha compromessi: particolarissimi microfoni valvolari Neumann M 149 “inizialmente complicati da ottimizzare – ricorda l’Ing. Guido -, ma stupefacenti nella resa delle voci” posizionati in altrettanto particolarissime aste verticali che scendono dal soffitto dello studio, sistema di Hard disk recording multitraccia su magneto-ottico Akai DD 1500, Hard Disk recording DAD 486 della Enco System, ricostruttori sonori Cedar, CD Studer, CD recorder Marantz, DAT Sony, generose casse acustiche di riferimento dalla stessa società del già citato Andy Munro, effetti Lexicon.
Tra tutto questo ben di Dio fa la parte del leone la consolle scelta come riferimento non solo nella sala C ma in tutte le successive realizzazioni audio digitali dell’azienda, il banco Cantus della Stage Tec (in foto). Ancora Guido: “abbiamo scommesso su questo sistema in tempi non sospetti. Eravamo coscienti delle difficoltà di migrazione da un lavoro tipicamente analogico a una realizzazione completamente digitale. La Cantus ha dato subito gran prova di sé, e non ci ha delusi. L’abbiamo poi adottata anche nelle nuove sale Rs, con diversa configurazione. La potenza di questi banchi è tutta nella versatilità e facilità di utilizzo: possono essere impostati sulle 30 e passa barre a disposizioni infiniti ingressi digitali e un numero variabile di uscite, in particolare verso le 16 interfacciate al DD1500 (multitraccia a 16 ingressi mono e 8 stereo). La versatilità sta nell’impostazione di parametri e settaggi, tutti effettuati mediante software con penna ottica e facilmente richiamabili”.
Marco Tuzzolo ci ha spiegato tecnicamente il corretto utilizzo delle matrici interfacciate alla Cantus, e di come esse vengono impiegate e settate. Pur saltando il dettaglio tecnico, rimane la straordinaria impressione di maneggevolezza e duttilità dell’insieme. Basta estrarre una scheda, settarla e… la Cantus è pronta.
Per curiosità, la sala apparati, cioè tutti quei rack che contengono le attrezzature e cablature di servizio, comprese le matrici della Cantus e gli Hard disk magneto-ottici del DD1500, sono ubicati in una attigua stanza, a cui si accede… da una delle porte in dotazione dello studio C, una di quelle che gli attori possono tranquillamente scardinare, sbattere o aprire col chiavistello!
(il contributo è di Marco Lolli da Broadcastonline.it)

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