Le cose nuove dei giovani

Radiodrammi.it è lieta di presentare l’incipit del testo teatrale “Le cose nuove dei giovani”, un testo teatrale la cui versione di presentazione segue qui la forma di radiodramma. Il testo scritto da Gianni Garamanti fu presentato in concorso per il premio attribuito dal Teatro della Pergola per l’autore di un’opera drammaturgica originale mai rappresentata in pubblico e mai edita, ispirata nel 2015 al tema dell’eroe.

Il mitico gruppo di primi informatici Olivetti a Pisa

Il mitico gruppo di primi informatici Olivetti a Pisa

Nel testo viene riletta la storia dello stato sociale di Adriano Olivetti e dell’informatica dell’ingegnere Mario Tchou. In Italia questo è un argomento molto trattato e in egual misura discusso. Purtroppo la realtà si confonde troppo spesso con la fantasia. Le teorie del complottismo, che fanno breccia nel web ben 50 anni dopo la scomparsa dei due grandi personaggi della storia italiana del XX secolo, sono escluse dal testo per la piéce di Garamanti.
L’obiettivo che sta alla base della scrittura de “Le cose nuove dei giovani” è quello che ha guidato le numerose e attente ricerche sui personaggi realmente esistiti, sul contesto politico-sociale degli anni ’50 e sull’attendibilità dei contenuti ed eventi trattati. Il risultato è la narrazione dei cambiamenti dal punto di vista di quegli uomini che hanno prodotti quegli stessi cambiamenti.
Difficile trovare il vero protagonista in un testo come questo che parla del primo gruppo di tecnici della sezione informatica Olivetti.
Furono pionieri, tutti eroici e stoici, capaci di lottare con in testa un sogno, contro le barriere culturali di un tempo arretrato, contro il volere di un potere politico asservito.
Nelle grandi realtà aziendali, di ieri e di oggi, il gruppo di sognatori e innovatori informatici affronta resistenze interne, poi quelle del Mercato. Quindi le grandi organizzazioni più strutturate e le multinazionali Made in USA.
In quella vicenda, però, il tempo fu tiranno… tant’è, sappiamo con certezza che se fosse durata qualche anno ancora la sinergia tra le sensibilità e le competenze di Adriano Olivetti e Mario Tchou, l’Italia sarebbe stata di certo diversa da quella attuale.
L’unica lezione indiscutibile che dovremmo trarre dall’esperienza vissuta nella sezione informatica dell’azienda di Ivrea è che la straordinaria volontà di costruire un asset per una crescita economica e sociale, prima di tutto umana, deve sempre venire dai giovani.
Da prospettive nuove e innovative, senza turbamenti o compromessi ambigui.

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